Accettare un sostegno per uscire dalla paura e dalla depressione

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Paure molto vecchie e profonde incistate nella personalità, e totalmente inconsapevoli, si manifestano attraverso il sintomo di una continua ricerca di sicurezza e di protezione. L’esigenza di abitudini fisse, di rassicurazioni esterne per far diventare la realtà più prevedibile, conduce al tentativo fallimentare di sapere sempre in anticipo ciò che accadrà nel futuro per evitare situazioni destabilizzanti e difficili da gestire. Le paure profonde sono tenute in vita dalla persona con la chiusura, mediante cioè modalità difensive di porsi nei confronti degli altri e della vita stessa. Sul piano cognitivo un insieme di convinzioni negative ossificate si mescolano a pensieri di rassegnata impotenza. Pessimismo, dubbi e indecisioni continue, ma anche vittimismo e timori verso il futuro, nutrono un quadro allarmante di depressione. La spinta all’azione e al cambiamento viene bloccata dalla rigidità e dalla chiusura interiori, per non parlare di convinzioni irrealistiche che sono diventate per il soggetto verità inconfutabili. La persona depressa perde gradualmente la voglia di vivere e rinuncia a trasformare creativamente le sue condizioni di esistenza. Eppure le cose potrebbero essere cambiate, basterebbe poco ma la persona depressa non sente l’energia dentro di sé e non si fida degli altri che potrebbero aiutarlo. Questa depressione spesso affonda le radici in un passato lontano e ingombrante, con una madre ansiosa o fredda, e talora terrorizzante, da cui doversi difendere, e un padre incapace di modificare la situazione per creare un’atmosfera di gioia e serenità. Le carenze genitoriali certo non derivano da una cattiva volontà, bensì esprimono modalità contraddittorie di trasmettere l’amore ai figli. I genitori stessi, d’altronde, hanno alle spalle storie pesanti con episodi vissuti di conflittualità e persino di abuso relazionale. D’altronde, quando “la pelle psicologica” è ancora troppo sottile, gli eventi della vita possono diventare quotidianamente traumatici. Le ricadute intergenerazionali di questa sofferenza sono notevoli. La persona, in altre parole, rimane inconsapevolmente fedele a un’eredità pesante ricevuta per tramite dei legami primari della propria famiglia di origine; questa fedeltà si sostanzia in una diffidenza costante e in un rifiuto di aprirsi anche a coloro che dimostrano, inconfutabilmente, di essere presenti e disposti ad aiutare il soggetto depresso trasformando l’eredità emotiva e cognitiva del passato. Nonostante questa chiusura radicale, che non lascia trapelare spiragli di luce, la persona che vive uno stato depressivo ha comunque molto bisogno di CREDERE e di accettare un SOSTEGNO per essere ascoltato, percepire una presenza empatica, alleggerirsi e farsi guidare per rimettersi in movimento e tramutare le certezze negative del passato in verità viventi immerse nel flusso della vita.

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